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Lavis, sessant’anni dall’alluvione del 1966: il ricordo e l’impegno per la sicurezza

Il sindaco Luca Paolazzi ricorda la solidarietà e il lavoro dei soccorritori. Entro fine anno sarà approvato il nuovo piano comunale di protezione civile. In biblioteca una mostra bibliografica

Data :

3 novembre 2026

Argomenti:
Protezione civile
Lavis, sessant’anni dall’alluvione del 1966: il ricordo e l’impegno per la sicurezza
Municipium

Descrizione

Le case evacuate lungo l’Avisio, il rumore dell’acqua che trascinava alberi e detriti, i crolli, le famiglie costrette a lasciare tutto. A sessant’anni dall’alluvione del novembre 1966, Lavis ricorda uno degli eventi che più profondamente hanno segnato la sua storia recente. Una ferita rimasta nella memoria di chi visse quei giorni, ma anche una testimonianza della capacità della comunità di reagire, aiutarsi e ricominciare.

L’alluvione a Lavis

Dopo giorni di piogge insistenti, tra il 3 e il 4 novembre la situazione precipitò. Una frana dal dos Paion rese necessario lo sgombero di alcune abitazioni nella zona degli Spiazi. Ma a preoccupare era soprattutto l’Avisio: la piena erose l’argine destro a valle del ponte di ferro, scalzando le fondamenta delle case affacciate sul torrente. Un’abitazione crollò, trascinando con sé parte di quella vicina. L’acquedotto comunale fu distrutto e le campagne allagate. Complessivamente vennero evacuate 46 case lungo l’argine, per un’ottantina di famiglie e quasi 260 persone.

Lavis pianse anche un giovane meccanico che aveva l’officina a Pressano, morto a 29 anni nelle acque dell’alluvione a Trento nord, mentre cercava di recuperare la sua auto. Dietro ai danni e ai numeri degli sfollati c’erano le storie di persone che, in poche ore, avevano perso la propria casa, gli oggetti quotidiani e i ricordi di una vita.

In quelle ore drammatiche, i vigili del fuoco volontari di Lavis, guidati dal comandante Aurelio Obrelli, furono impegnati senza sosta nel controllo degli argini, nelle evacuazioni e nei soccorsi. Riuscirono a mettere in salvo anche due anziani rimasti bloccati nella loro abitazione, aprendosi un varco nella porta prima che la casa fosse travolta. Con il sostegno degli operai e delle imprese locali tentarono di contrastare l’erosione delle sponde; nei giorni successivi, insieme ai cittadini, lavorarono alle prime urgenti riparazioni. Per l’opera prestata durante l’emergenza, la Pro loco conferì al Corpo una medaglia d’oro.

Fotografia dell’alluvione

L’impegno oggi

«L’alluvione del 1966 appartiene alla storia recente della nostra comunità: vive ancora nei ricordi di tante persone e nei racconti tramandati nelle famiglie – sottolinea il sindaco Luca Paolazzi –. Ricordarla significa essere vicini a chi subì un lutto, perse la casa o vide andare distrutto il lavoro di una vita. Significa anche riconoscere la forza che Lavis seppe esprimere in quei giorni: il coraggio dei vigili del fuoco, la disponibilità dei volontari, la solidarietà di chi offrì ospitalità e aiuto. Di fronte a un evento così drammatico, la comunità seppe prendersi cura delle persone e trovare le energie per rialzarsi».

Da quella memoria nasce anche una responsabilità verso il presente. Nei decenni successivi si sono progressivamente rafforzati gli strumenti di prevenzione e di protezione civile, le competenze e il coordinamento tra le strutture chiamate a intervenire nelle emergenze.

«Oggi possiamo contare su un sistema di protezione civile cresciuto nel tempo, che unisce preparazione, conoscenza del territorio e una straordinaria componente di volontariato – prosegue Paolazzi –. A Lavis c’è una collaborazione stretta tra il Comune, il nostro Corpo dei vigili del fuoco volontari e l’intero sistema provinciale. È un rapporto fondamentale, da coltivare ogni giorno, perché la capacità di affrontare un’emergenza si costruisce prima che questa si presenti».

In questo percorso si inserisce il nuovo piano comunale di protezione civile. «Entro la fine dell’anno approveremo il nuovo piano – annuncia il sindaco –. È un impegno concreto per continuare a migliorare la preparazione e l’organizzazione della risposta alle emergenze. Il modo più serio di custodire la memoria del 1966 è farne un insegnamento per il futuro: continuare a lavorare sulla prevenzione, sostenere chi si mette al servizio degli altri e mantenere viva quella solidarietà che, sessant’anni fa, aiutò Lavis a ripartire».

Intanto, in questi giorni in biblioteca a Lavis è stata allestita una piccola mostra bibliografica, con alcuni consigli di lettura sull’alluvione: i libri saranno a disposizione dei visitatori per approfondire il tema.

Fotografia dell’alluvione

Ultimo aggiornamento: 3 novembre 2026, 15:57

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