Descrizione
Le truffe sono in aumento anche a Lavis. Nel 2025 sono state raccolte dai Carabinieri centinaia di denunce, e la tendenza è persino in crescita nei primi mesi del 2026.
Da qui la scelta dell’amministrazione comunale di promuovere un incontro informativo aperto alla cittadinanza, con l’obiettivo di fornire strumenti concreti per riconoscere e prevenire questi reati. L’incontro, che si è svolto martedì 31 marzo all’auditorium delle scuole medie, è stato organizzato con il circolo Acli locale e con il Circolo culturale e ricreativo “La Madonnina”.
Ad aprire la serata è stato il sindaco Luca Paolazzi, che ha richiamato i recenti fatti di cronaca che hanno riguardato anche Lavis: «Le truffe rappresentano oggi una delle emergenze più rilevanti. Chi le mette in atto è molto abile, capace di costruire fiducia e sfruttarla per fini illeciti». Il primo cittadino ha quindi ringraziato l’Arma dei Carabinieri, anche alla luce dell’intervento che ha portato recentemente a un arresto in flagranza, «a dimostrazione dell’ottimo lavoro svolto sul territorio».
Come funzionano le truffe
A offrire una lettura più ampia del fenomeno è stato il comandante della Compagnia dei Carabinieri di Trento, maggiore Andrea Ceron. Le modalità cambiano continuamente, ha spiegato, ma lo schema resta quasi sempre lo stesso: «Un soggetto che non conosciamo si presenta come figura autorevole, prospetta un problema urgente e chiede una soluzione immediata, quasi sempre in denaro».
I truffatori sono veri professionisti della comunicazione, capaci di creare pressione psicologica e di impedire alle vittime di ragionare con lucidità. «Sono attori – ha sottolineato Ceron – con una capacità dialettica tale da convincere anche di situazioni inverosimili». Tra le tecniche più utilizzate, il mantenere la vittima al telefono, l’uso di numeri apparentemente ufficiali (anche di caserme o banche, grazie a software che li mascherano) e la costruzione di una narrazione urgente che non lascia tempo per verifiche.
I casi raccontati durante l’incontro mostrano quanto il fenomeno sia articolato. In un episodio, avvenuto in Trentino, una persona è stata indotta a inserire le credenziali bancarie su un sito falso e poi guidata telefonicamente da finti operatori e presunti carabinieri a effettuare bonifici per “mettere al sicuro” il denaro. In un altro caso, una telefonata ha simulato un incidente a un familiare, con la richiesta di denaro o gioielli per evitare conseguenze giudiziarie. «È bene ricordarlo sempre: le forze dell’ordine non chiedono mai contanti o preziosi», ha ribadito il comandante.
Sempre più frequenti anche le truffe che sfruttano sms o messaggi WhatsApp apparentemente provenienti da banche o circuiti di pagamento, che invitano a cliccare su link o a richiamare numeri. Da lì parte una catena di contatti che porta la vittima a fornire dati sensibili o a eseguire operazioni bancarie.
I casi a Lavis
A portare il focus sul territorio è stato il comandante della Stazione dei Carabinieri di Lavis, luogotenente Carlo Innarella. «È importante denunciare sempre, anche i tentativi – ha sottolineato – perché solo così possiamo avere un quadro reale del fenomeno».
Un dato significativo riguarda il profilo delle vittime: «Non sono solo persone anziane, ma anche giovani e imprenditori. Le organizzazioni criminali che stanno dietro a queste truffe sono strutturate, con ruoli precisi e figure specializzate nel contatto telefonico».
Tra i casi più rilevanti, quello di un imprenditore di Lavis che, dopo una lunga serie di telefonate durate ore, è stato convinto a effettuare bonifici per circa 200 mila euro. I truffatori sono arrivati a simulare una videochiamata con una persona in divisa, spacciandosi per carabinieri, e hanno accompagnato la vittima passo dopo passo fino in banca.
In un altro episodio, invece, un soggetto si è presentato a domicilio con il pretesto di verificare che denaro e gioielli non fossero collegati a una rapina, arrivando a chiedere la consegna diretta dei preziosi.
Un elemento decisivo emerso è la tempestività: segnalare subito il fatto può permettere alle forze dell’ordine di bloccare i movimenti di denaro prima che vengano trasferiti all’estero, dove il recupero diventa molto più difficile. È proprio la tempestività di intervento che ha consentito ai carabinieri di condurre immediate indagini con esito positivo recuperando la somma sottratta all’imprenditore e arrestare in flagranza il malfattore presentatosi presso il domicilio della vittima.
Il consiglio dato dai Carabinieri è semplice: sviluppare una “sana diffidenza” è oggi una forma di difesa fondamentale. Fermarsi anche solo pochi secondi, chiedersi cosa stia realmente accadendo e verificare le informazioni può fare la differenza. In caso di dubbio, è sempre bene contattare il 112.
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Ultimo aggiornamento: 4 aprile 2026, 10:03