Descrizione
Il Comune di Lavis ha organizzato un corso di musicoterapia nelle sale della casa di riposo, ma ha una particolarità: per la prima volta si rivolge ai caregiver, a chi – spesso nell’invisibilità – si prende cura di un familiare malato. Sono persone che sono state travolte da una diagnosi altrui: hanno visto il loro mondo spezzato e hanno dovuto ricostruire la loro vita, spesso rischiando di perdersi. Proprio per questo, in quattro venerdì di gennaio si sono concesse del tempo, affidandosi al potere della musica.
Mariapia Bortolotti, la musicoterapeuta dell’associazione Adam 099 che guida il gruppo, spiega che «il ruolo di caregiver, familiare o volontario, comporta un coinvolgimento emotivo e relazionale intenso, spesso accompagnato da stress, affaticamento e senso di isolamento. Accanto ai bisogni della persona assistita, è fondamentale “prendersi cura di chi cura”, offrendo spazi dedicati al riconoscimento dei propri vissuti e al benessere personale».
Uno spazio protetto
Da qui nasce il percorso di gruppo voluto dal Comune di Lavis: «L’intento è di offrire uno spazio protetto di ascolto, consapevolezza e condivisione, in cui la musica e la voce diventano strumenti di cura rivolti a sé, utilizzando tecniche di musicoterapia ricettiva e vocale e ponendo attenzione alla voce come spazio di presenza, regolazione affettiva e relazione», spiega la musicoterapeuta. Il corso si rivolge a caregiver familiari e volontari, con quattro incontri di due ore, con cadenza settimanale, svolti all’interno della sala al quarto piano della Apsp Giovanni Endrizzi di Lavis. L’ultimo appuntamento è venerdì 30 gennaio, ma già si pensa di ripetere l’esperienza in futuro.
L’assessora alle attività sociali, Isabella Caracristi, ricorda che questo appuntamento fa parte di un’attività più ampia che il Comune dedica alla musicoterapia: «Normalmente i percorsi sono rivolti direttamente alle persone in difficoltà o ai margini, questa volta abbiamo fatto una scelta diversa», spiega l’assessora. «Normalmente il caregiver è trascurato e deve affrontare da solo il carico assistenziale».
Le testimonianze
Lo confermano anche le partecipanti al percorso, che raccontano le loro impressioni, ma chiedono di restare anonime. «Quando hai una persona che ti occupa gran parte della giornata, sia fisicamente sia mentalmente, quando avresti la possibilità di uscire di casa, tendi comunque a non coglierla: tendi a sederti, a metterti sul divano, a fare un riposino», spiega una di loro, che a casa si prende cura della madre anziana. «Ho visto questa possibilità e mi sono iscritta al volo, perché se ci avessi pensato troppo, avrebbe vinto la pigrizia». «La prima volta che sono arrivata qui, ho pianto», aggiunge. «Mi sono sentita parte di un gruppo. Tornata a casa, ho proposto a mia mamma di ascoltare musica».
Bortolotti spiega che il percorso non si riflette solo sulle persone che si prendono cura degli altri, «ma anche sulla cerchia dei familiari. Ne trae beneficio il contesto che poi si vive a casa o nel luogo di cura». Questo beneficio terapeutico più generale convive con quello specifico per i caregiver: l’alleggerimento deriva dalla condivisione delle emozioni, ma anche dall’utilizzo della musica come strumento.
Permettersi di vivere
L’attenzione a chi si occupa di assistenza è aumentata dopo la pandemia, ma riflette anche la particolare situazione demografica. L’aumento dell’aspettativa di vita, e più in generale delle patologie cognitive, aumenterà il carico assistenziale diffuso. Secondo i dati Istat, in Italia si stimano oggi almeno 7 milioni di caregiver che danno un contributo fondamentale al welfare nazionale. «Per questo è importante che un’amministrazione pubblica si prenda a cuore queste esigenze, facendo sentire i caregiver meno soli», spiega l’assessora Caracristi.
«Dopo ogni incontro, io sono tornata a casa più ricca», commenta un’altra delle partecipanti. «Con la musica riesci a trasmettere e ricevere emozioni che non si possono esprimere a parole. E poi, quando sei dentro a questa situazione che ti assorbe completamente, è difficile ricordarsi dei momenti di leggerezza che può darti la vita. Ecco, qui abbiamo fatto questo: ci siamo permessi di vivere, senza sentirci in colpa per questo».
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Ultimo aggiornamento: 29 gennaio 2026, 10:15